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Tutti i diritti sui testi e le immagini riportate in questa sezione sono di proprietà esclusiva del Dipartimento di Idraulica Trasporti e Strade della Facoltà di Ingegneria dell'Università di ROMA "LA SAPIENZA" e dell'Ing. Alessandro Cardarelli che ha sviluppato e discusso la Tesi di Laurea su indicata.
INTRODUZIONE Con questo lavoro si intende indagare il
comportamento degli utenti della strada (dai guidatori di utilitarie agli
autisti dei tir), confrontando la marcia veicolare in condizioni
ottimali con quella in cui sono presenti dei fattori disturbanti. Quando si parla di condizioni ottimali, ci si
riferisce ai fattori legati alla buona visibilità ed illuminazione del nastro
stradale in un tratto rettilineo e con una livelletta non eccedente la
pendenza del 2%. I fattori disturbanti esaminati nel presente lavoro
possono essere distinti in oggettivi e psicologici. Tra quelli oggettivi si sono presi in
considerazione i seguenti: la pioggia, l’abbagliamento, la guida notturna,
l’accodamento ad altri veicoli e la possibile immissione di un veicolo sulla
strada in esame; tra quelli psicologici se né è preso in
considerazione uno: la presenza in banchina di una pattuglia della
Polizia Stradale fornita di apparecchiatura Autovelox. È da sottolineare che i vari condizionamenti sopra
menzionati sono stati analizzati separatamente comparando i dati elaborati con
altri dati estrapolati da rilievi effettuati nella stessa sezione stradale. Capitolo
1 LA
PERCEZIONE DEL NASTRO STRADALE NEL MOTO VEICOLARE IN CONDIZIONI
OTTIMALI 1.1
L’OTTICA DELLA STRADA L’utente, osservando la strada, acquisisce quelle
necessarie informazioni sull’andamento del tracciato ed in generale sullo
spazio di traffico, che gli permettono di predisporre le manovre da
effettuare; nella sua mente, cioè, si forma ed è presente un binario ideale
da seguire. L’utente va quindi considerato come elemento
essenziale della problematica del trasporto su strada ed i concetti espressi
nel prosieguo intendono appunto mettere in evidenza quelle considerazioni
sulla psicologia dell’utente, sulle modalità di percezione visiva in
condizioni di moto. 1.2
PERCEZIONE VISIVA IN CONDIZIONI DI MOTO Il processo di percezione visiva in condizione di
moto relativo degli oggetti rispetto al punto di vista, presenta aspetti e
modalità diverse rispetto alle condizioni di visione statica. In generale si può affermare quanto segue: - In condizioni di visione statica l’uomo
partecipa direttamente all’ambiente che lo circonda e ne coglie l’aspetto
globale per l’amplissimo campo orizzontale della visione periferica (160°
circa).
dove:
i= oggetto percepibile;
p= fattore di posizione nel quadro prospettico (centrale o periferica); h= fattore di selettività
dell’informazione: dipende dallo scopo per cui si osserva; t= tempo minimo di
concentrazione dell’attenzione necessario per distinguere il messaggio
visivo. -
In condizioni di moto al variare del punto di
vista, ciascuna immagine con il suo contenuto in termini di E ha a
disposizione per essere analizzata dall’utente un tempo T che è decrescente
all’aumentare della velocità v. Se si indica con VA la velocità di analisi
dell’utente, cioè la sua capacità psichica di elaborare un certo numero di
informazioni visive nella unità di tempo, si può enunciare la seguente
relazione:
L’analisi della suscritta relazione conduce a
varie considerazioni, tra le quali: a)
all’aumentare
della velocità v, diminuisce il tempo T per cui per mantenere costante il
rapporto deve diminuire E, cioè l’utente inconsciamente seleziona le
informazioni, eliminando quelle periferiche, e concentrandosi sugli oggetti a
più alto valore di h; in alternativa l’utente deve incrementare VA cioè
deve elevare il proprio grado di attenzione. b)
La seguente visualizzazione grafica di quanto
esposto pone in evidenza che per un selezionata velocità di percorrenza
esiste un campo entro il quale il livello di attenzione attivato consente un
controllo ottimale della dinamica di marcia. Al di sotto di questa zona
l’attività di conduzione è caratterizzata da monotonia e noia; aumenta lo
stato di disattenzione e con esso il rischio di incidenti. Al di sopra
diminuisce notevolmente il coefficiente di sicurezza affidato all’utente
inquantoché la densità di informazioni da elaborare per una guida sicura è
superiore alla velocità di analisi dell’utente.
Contemporaneamente si restringe anche l’angolo
solido del cono che contiene le direzioni di concentrazione. 1.3
CARATTERISTICHE DEL SEMISPAZIO VISIBILE
1.- Zona
caratterizzata da moti relativi di traslazione rapida.
Ciò rende della massima importanza la presenza di
una chiara e robusta segnaletica orizzontale inquantoché il controllo della
traiettoria del veicolo avviene attraverso la percezione degli spostamenti
relativi nel quadro prospettico delle linee che delimitano la corsia. Tali
spostamenti trasversali hanno ampiezza maggiore, e quindi sono più
immediatamente rilevabili, quanto più prossimi sono al punto di vista. 2.- Zona
caratterizzata da moti roto-traslatori fra gli elementi. L’attenzione è diffusa. La considerazione di
questa zona non ha un immediato interesse applicativo per l’ingegnere
stradale. 3.- Zona
statica. La sempre maggiore lontananza degli oggetti rende
il movimento relativo quasi impercettibile. La zona è del massimo interesse
perché è la zona maggiormente esplorata dall’utente. Maggiore è la
chiarezza delgi elementi percepiti, più immediata è la ricezione
dell’informazione che serve per la impostazione della corretta traiettoria:
maggiore il confort psicologico. 4.- Zona di
fondo. Si individuano i macroelementi del territorio.
(Montagne, boschi, paesi, elementi caratterizzanti l’ambiente
paesaggistico). 1.4
LA PERCEZIONE DELLA PROFONDITA’, DELLA POSIZIONE DEGLI OGGETTI E DEL RILIEVO. Una
delle relazioni fra le qualità degli oggetti nella visione, quale emerge
dall’esperienza, è la seguente: esiste generalmente, a parità di altre
condizioni, un rapporto costante fra grandezza
percettivamente attribuita all’oggetto e distanza
apparente del medesimo dall’osservatore. Quanto più l’oggetto viene
localizzato come lontano, tanto più appare grande, con relazione di
proporzionalità diretta. Per
fare un esempio, la medesima sagoma di una utilitaria furgonata può essere
percepita come quella di un furgone vero e proprio. A
determinare la valutazione percettiva della grandezza non interviene dunque una
sola informazioni locale, consistente nell’ampiezza del singolo contorno, bensì
tutta una costellazione di indici di
distanza, o fattori di profondità fenomenica. Anche
la determinazione della distanza fra due oggetti su un piano frontale, e non
solo nel senso della terza dimensione, costituisce un problema psicologico.
Tutti questi del resto non sono che aspetti del problema più generale della
stima delle dimensioni. Sul
piano frontale, sono dimensioni sia la grandezza di figure piane sia la distanza
relativa fra due figure. La
stima delle dimensioni su un piano frontale sembrerebbe la più semplice, se si
pensa che in questo caso una grandezza od una distanza si riproducono
proiettivamente in proporzione, mentre così non accade per le dimensioni nel
senso della profondità, dato che le immagini proiettive sono piatte, E’ vero
però il contrario, in quanto fenomenicamente grandezza e distanza sul piano
frontale dipendono anche dalla stima della lontananza degli oggetti ovvero dagli
indici di profondità. Cosa
si intende per “indici di profondità”? Qui di seguito sono elencati i più
importanti fra quelli finora individuati (non solo sul piano ipotetico, ma della
riprova sperimentale). 1)
CONVERGENZA Se
un punto luminoso è situato ad una distanza non molto grande da noi (inferiore
a 25m) i raggi luminosi da esso provenienti non si possono più considerare
pressoché paralleli come nella visione in lontananza: essi sono divergenti.
Perché possano cadere al centro della retina (perché cioè il punto luminoso
possa essere fissato e nitidamente osservato) occorre che i globi oculari si
orientino di conseguenza. Questa convergenza dei globi oculari è necessaria per
ottenere la visione unica degli oggetti vicini. La
convergenza dei globi oculari, attraverso questa forma di sensibilità, può
diventare un indice della distanza dell’oggetto fissato. 2)
DISPARITA’
BINOCULARE (PARALLASSE BINOCULARE) Se
un oggetto è situato ad una distanza da noi molto grande, non è indifferente
guardarlo con l’occhio destro o con il sinistro: l’occhio destro vede
infatti l’oggetto un po’ più a destra, l’occhio sinistro un po’ più a
sinistra. Gli
astronomi hanno chiamato “parallasse” lo spostamento apparente di un astro
in relazione allo spostamento dell’osservatore. Per analogia, questa forma di
apparente spostamento, che necessita della funzione alternata di ambedue gli
occhi per verificarsi, ha preso il nome di parallasse binoculare. Le
pupille destano tra loro, lateralmente, di circa 6.5 cm nell’adulto:
comprendiamo quindi come le immagini di oggetti a noi vicini, quali si formano
attraverso ciascun occhio, debbono essere leggermente diverse. Nella fusione
delle due immagini, quale avviene nell’esperienza dell’osservatore, tale
diversità si traduce in un effetto di tridimensionalità. Un
unico punto luminoso posto a più di 25 m dall’osservatore (così da escludere
la convergenza e l’accomodazione) ed in campo oscuro (così da escludere ogni
altro fattore tranne la disparità binoculare) non è localizzabile con
precisione. La
parallasse binoculare è infatti valida in quanto ci offre delle immagini
diverse attraverso i due occhi, e per ottenere questo è necessaria la presenza
nel campo visivo di almeno due punti separati. Giova comunque rilevare che ogni
oggetto complesso, presentando una molteplicità di elementi, permette di per sé
la disparità binoculare e quindi una stima anche di distanza assoluta. 3)
DISPARITA’
MONOCULARE (PARALLASSE MONOCULARE O PARALLASSE DI MOVIMENTO) Guardando
con un occhio solo attraverso una stretta apertura orizzontale due barre
verticali poste a distanze leggermente diverse, e di cui non si vedono gli
estremi, è difficile dire qual è anteriore e quale è posteriore (tanto più
se si è avuto cura di eliminare differenze nella grana e nello spessore
apparente della barre). Basta
però muovere leggermente la testa in senso laterale per accorgersi di come
stanno le cose, realizzando un’immediata e precisa impressione di profondità.
In queste condizioni l’immagine della barra più vicina subisce uno
spostamento maggiore. Muovendo il capo si è in fondo realizzata una visione
binoculare virtuale. Solo mantenendo testa e corpo immobili, è difficile vedere
le distanze relative fra gli oggetti. 4)
ACCOMODAZIONE I
raggi luminosi provenienti da oggetti situati ad oltre 7-10 m sono pressoché
paralleli per un singolo occhio, ed in condizioni di riposo, nell’occhio
normale, vendono fatti convergere filtrati dal sistema dei mezzi diottrici sulla
retina. Tale
processo di automatica messa a fuoco prende il nome di accomodazione del
cristallino, effettuato in funzione della distanza dall’oggetto. 5)
FORMA Se
i contorni di alcune figure o comunque certe linee fondamentali, certe
direttrici lungo serie di punti o di oggetti presenti nel campo, decorrono
obliquamente tendendo a convergere verso uno o più “punti di fuga” (che
possono essere diversamente situati), il campo medesimo viene a strutturarsi
come tridimensionale. 6)
LUMINOSITA’ Ponendo
due oggetti alla stessa distanza ed illuminandone uno sempre più intensamente,
quello più illuminato appare allontanarsi; quello che diventa obiettivamente
meno illuminato sembra invece indietreggiare. Tutto ciò risulta più
comprensibile se pensiamo che la luminosità di oggetti o di parti d’oggetto,
varia fisicamente in modo inversamente proporzionale al quadrato della distanza
dell’oggetto dall’osservatore. 7)
MOVIMENTO
DELL’OGGETTO Il
movimento può contribuire di per sé ad un maggior risalto di un oggetto
rispetto allo sfondo e con ciò ad un’impressione di differenziazione in
profondità e di maggior vicinanza all’osservatore. Dati due oggetti uguali
sullo stesso piano, quello che si muove appare anteriore. Qualora
si conosca la velocità di movimento abituale dell’oggetto, se lo spazio
proiettivo compiuto nell’unità di tempo è rilevante, l’oggetto stesso devi
essere vicino, viceversa deve risultare lontano. 8)
TESSITURA
DELL’AMBIENTE In
una situazione percettiva nella quali da una zona del campo ricca di oggetti e
dettagli grandi e radi, si trapassi gradualmente a zone con elementi sempre più
piccoli e fitti, si crea un’immediata impressione di profondità.
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